In questi giorni mi sento fare spesso la stessa domanda. Ogni volta suona più o meno così: “Ehi complimenti! Ho visto che hai un nuovo sito e che ti occupi di matrimoni! Ma come hai fatto? Come ti è venuto in mente?”.

      Ho pensato di cogliere l’occasione per raccontare un po’ meglio e nel dettaglio la nascita di Bianchi Weddings, il mio percorso per diventare wedding designer (che è appena agli inizi) e come tutto questo ha a che fare con una serie di colpi di fulmine che mi sono capitati nel corso degli anni.

      Andiamo con ordine: partiamo da molto lontano, e precisamente da quando ero una ragazzina tredicenne tra i banchi di scuola che nel tempo libero amava leggere, divorava letteralmente libri di ogni genere (ma i gialli erano i miei preferiti) e adorava i lavori manuali. In particolare, mi piaceva tantissimo tutto ciò che aveva a che fare con i colori e i materiali e le loro infinite possibilità di combinazione. A quel tempo realizzavo piccoli gioielli, una passione che è durata tanti anni e che mi fa conservare ancora oggi scatole su scatole di cordini, cristalli e perline. Altra cosa che adoravo era disegnare: riempivo pagine e pagine di diari e blocchi, avevo questa scatola a due piani di matite colorate fighissime della Derwent, che mi aveva regalato mio papà, ed ero la persona più felice del mondo quando si trattava di rimetterle a posto in perfetto ordine. Avevo anche una scatola di acquerelli, che è la stessa che utilizzo ancora oggi e di cui non credo potrei mai fare a meno: è piccola, ci sono solo i colori essenziali, devi fare un sacco di lavoro per mixare e creare le tonalità giuste e le cialdine sono spesso secche e difficili da usare. Ma sono abituata, conosco ogni sfumatura e mi da quel senso di sicurezza delle cose che conosci fin dall’infanzia.

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      Purtroppo, nessuna di queste mie passioni ha avuto la forza di prendere il sopravvento sul mio percorso di studi. Dopo il liceo tutto avevo capito tranne che cosa avrei voluto fare da grande, e quindi mi iscrissi alla facoltà di legge con tanto entusiasmo, quello che mi contraddistingue quasi sempre nelle mie scelte “di pancia”, e forse un po’ poca consapevolezza. Passa il tempo e il percorso si fa lungo e tortuoso, fino a che un bel giorno mi sono alzata la mattina e mi sono chiesta (con molto sconforto) che senso avesse avuto una scelta del genere in una che non sopportava l’idea di sentir parlare tutti i giorni di contratti e codici.  A posteriori ho capito che quegli anni di studio e fatica mi sono davvero serviti: mi hanno fatto capire cosa NON avrei voluto fare nella vita e questo mi ha aiutata ad affrontare più serenamente le difficoltà e a sentirmi in pace con me stessa. In fondo ero sempre io, le mie passioni erano vive più che mai, e avrei trovato un modo per svilupparle, ne ero certa.

      Nel frattempo erano passati quasi 5 anni, ero prossima alla laurea (con qualche esame ancora da dare) ma avevo una certezza nuovissima e che mi faceva sentire che avrei spaccato il mondo: avevo trovato l’uomo della mia vita e ci saremmo sposati. Quando non si sapeva ancora (poi è successo, ed è stato il 12 settembre 2015, ma questa è un’altra storia e se siete curiosi ve la racconto in un altro post), ma non era importante. Avevo tutta una nuova prospettiva, sentivo che non aveva senso struggermi più alla ricerca di un posto dove potermi “inserire” un po’ a fatica… se questo posto non esisteva, perchè non crearlo da me? Volevo davvero capire come potermi alzare la mattina e fare qualcosa che mi desse davvero soddisfazione, che mi facesse sentire a mio agio, che sviluppasse tutto il mio potenziale. Penso che spesso il percorso di chi diventa freelance nasca così: c’è il bisogno di trovare il proprio spazio, la propria dimensione, di non dover per forza stare alle regole del gioco che altri hanno stabilito per te.

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      Bret Cole Photography via Style Me Pretty.

      La strada per capirlo è stata disseminata di incontri fortunati (e meno), che in tutti i casi sono stati fondamentali per capire qual era il passo successivo. Il mondo dei matrimoni non mi era sconosciuto, seguivo blog e riviste americane sul tema già da quando andavo all’università, e mi avevano sempre affascinata. Leggevo avidamente Style Me Pretty e  sono stata una delle prime iscritte a Pinterest quando ancora non era esplosa la sua fama: spesso le mie amiche quando mi chiedevano un consiglio mi vedevano scorrere tra quelle bacheche, chiedendomi “Ma che sito guardi?”. Provavo a spiegargli che era una nuova app di cui ero drogata… ma nessuna di loro ne riusciva ancora a capire l’utilità.

      E infine, quando si è trattato di pensare al primo matrimonio reale, il nostro, ecco i fuochi d’artificio. Boom!
      Amore a prima vista. Sentivo proprio che non era un entusiasmo “normale”, sano, come quello di ogni futura sposina che sogna da sempre quel giorno. C’era qualcosa in più, una deformazione professionale ancora prima del tempo, una ricerca di informazioni e uno studio che andavano troppo oltre. E l’incontro più magico di tutti è stato quello che ci ha portato a varcare la soglia dello studio di The Wedding Tale, di cui sicuramente se mi seguite sentirete parlare un bel po’. Loro sono LE colleghe, oltre che grandi amiche. Erika e Alice sono il motivo principale per cui tutto questo ha preso la forma che vedete oggi, sono state fonte di ispirazione, di incoraggiamento, di serate incredibili, di momenti di gioia e commozione. Oltre ad aver fotografato, ripreso e disegnato il nostro matrimonio (le abbiamo volute da subito, e se le seguite capirete il perchè), mi hanno sostenuta mentre l’idea di Bianchi Weddings prendeva forma, e hanno creduto in me fin dal primissimo momento. Spero di potervi raccontare ancora tantissime avventure insieme a quelle due, perchè quando ci si diverte e si fa quello che si ama non può che uscirne qualcosa di buono, no?

      Foto – The Wedding Tale

      Ma quindi , questo lavoro: una favola insomma? Non sempre, diciamo la verità. I momenti di dubbio e paura ci sono, le incertezze date dal fatto che sono da sola ed è tutto sulle mie spalle, pure. Ma quello che mi da la forza di andare avanti è sapere che ogni volta che mi metto  alla scrivania, ogni volta che creo qualcosa con le mie mani, o che prendo la mia scatola di acquerelli, lo faccio con passione e voglia di dar vita a qualcosa di vero e sincero. Che con le mie capacità, il mio occhio, la mia creatività posso realizzare il sogno di qualcuno.

      Se questa storia vi ha incuriosito e vi piacerebbe un racconto completo di come è nato il progetto per il nostro matrimonio e di chi ne ha fatto parte, non posso anticiparvi nulla ma seguitemi su Facebook e Instagram perchè presto arriverà una bella sorpresa!

       

      Martina

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      Che belle parole!!! A tratti mi ci ritrovo tanto!

      Grazie Roberta!!! ♡ Mi fa piacere sapere di non essere “sola” in questo cammino 🙂

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